Paolo Belloni

una conversazione attorno al mestiere dell’architetto

Durante la quarantena primaverile ho coinvolto Paolo Belloni nella mia rubrica di interviste a distanza. Avrei dovuto porgli quattro domande, ma subito capii che sarebbe andata diversamente: ne è nata una conversazione appassionata e interessante. Come sempre accade chiacchierando con Paolo, avrei dovuto aspettarmelo.
Considerata la generosa conversazione, custodire le sue riflessioni solo per me sarebbe stato un errore, meglio condividerle. Di tutta la chiacchierata ne ho estratto alcuni passaggi: alcuni dedicati al mestiere dell’architetto, altri al nostro agire.

Voglio cominciare con i primi, seguiranno gli altri. Rimanete in contatto.

Paolo è un bravo collega architetto, fondatore dello studio pbeb architetti, nonché vincitore di diversi concorsi e premi d’Architettura. Anche recentemente.
In passato ho avuto l’occasione di collaborare con lui. Riconosco di aver avuto buoni maestri.

Il nostro mestiere, in fin dei conti, consiste nel trasformare luoghi. Secondo te, quale attitudine dovremmo avere per agire al meglio?

Dovremmo coltivare una fine sensibilità nel saper leggere il mondo e interpretare i valori che vi si celano, per portarli alla luce. Mi sbaglio?

Spesso guardare il mondo con altri occhi aiuta a vedere soluzioni inaspettate, spesso sono le persone con cui ci confrontiamo ad offrirci una diverso filtro visivo.
Esiste un luogo che ti ha emozionato e ispirato in maniera particolare?

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