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Un dialogo immaginario col 2020

Anche questo 2020 è passato, così bizzarro e crudele che sembrava di essere nei panni di Alice. Sì, proprio quella ragazzina che di punto in bianco si è ritrovata in un mondo onirico, che di normale aveva ben poco.
 E così, anche noi ci siamo ritrovati in una dimensione sospesa. Una primavera passata a rivivere la stessa giornata, per mesi. Un inverno trascorso vivendo le proprie vite in un turbinio di colori: giallo, rosso, arancione e poi rosso, giallo e arancione. Nomi che, a furia di essere ripetuti incessantemente, hanno perso il rimando alla tinta cromatica che dava loro la ragione di esistere.

L’ora d’arte

Ho acquistato L’ora d’arte d’impulso, sedotto dalla copertina. Non poteva andare diversamente: un bergamasco con la passione per l’arte non può resistere al richiamo di quell’immagine. Ma questo è un altro discorso. L’ora d’arte è un libro scritto da Tomaso Montanari per Einaudi. Nonostante non condivida sempre le posizioni di Montanari, sono sempre interessato alle sue opinioni ed all’onestà dei suoi ragionamenti. Anche in questo caso confesso che le sue parole mi hanno saputo coinvolgere.

Per scrivere bene imparate a nuotare

Io, tra mare e montagna, preferisco la seconda, però può capitare di trascorrere le vacanze in riva al mare. E lì, sdraiato sotto l’ombrellone, vivo con terrore l’arrivo di qualche animatore. Succede anche a voi? In quel momento, metto in pratica la tecnica collaudata durante gli anni di scuola: distogliere lo sguardo e celarsi dietro un libro.
Se osservati da lontano, la copertina illustrata dissimulerà agli occhi degli altri villeggianti il fatto che siete degli intrepidi secchioni in vacanza; da vicino l’animatore capirà che con gente così non può avere alcuna speranza!

copertina libro Giardini, paesaggio e genio naturale

Giardini, paesaggio e genio naturale

Durante gli anni di studio al Politecnico di Milano ho avuto bravi maestri, che mi hanno dati ottimi riferimenti. Elisabetta Bianchessi, per esempio, ha sempre insistito affinché studiassimo con attenzione le opere e i testi di un certo Gilles Clément. Gilles Clément rifugge dalle tradizionali etichette professionali: definirlo uno scrittore sarebbe vero solo in parte, considerarlo un paesaggista sarebbe riduttivo, di certo è che apprezzerebbe essere riconosciuto come un giardiniere.

L’ultimo viaggio di Amundsen

Oltre il circolo polare artico, in quel labirinto di fiordi e arcipelaghi in cui la Norvegia si mischia all’Atlantico, la città di Tromsø era conosciuta a pochi in quel lontano 1928.
Tuttavia, nella tarda primavera di quell’anno, un gran via vai di idrovolanti e piroscafi animava il molo della città.
In quelle regioni della Scandinavia, le condizioni climatiche erano severe e per di più mutevoli. Il tempo, infatti, cambiava repentinamente e di solito volgeva al peggio. La cosa, a quel tempo, non era una novità e le previsioni meteorologiche stavano muovendo i primi passi.

Spillover, lettura al tempo del coronavirus

Ogni situazione si può rivelare un’ottima occasione per imparare qualcosa di nuovo. Per me, questa pandemia si è rivelata il pretesto per approfondire aspetti di cui non mi ero mai preoccupato. E così, grazie ad un articolo di Paolo Giordano apparso sul Corriere della Sera, ho deciso di leggere Spillover scritto da David Quammen nel 2012, nell’edizione italiana edita da Adelphi. Nonostante siano passati 8 anni dalla sua prima uscita, queste pagine sono paurosamente attuali!
Mi ero già imbattuto in questo autore leggendo la celebre rivista National Geographic…